La sentenza del Tribunale di Roma si distingue per una coraggiosa e motivata applicazione dei principi che governano lo stato di necessità, ponendo in primo piano la tutela dei diritti inviolabili della persona rispetto a interessi patrimoniali, seppur di natura pubblica. La decisione evidenzia come, in situazioni di emergenza estrema e contingente, il diritto penale debba recedere di fronte all’incoercibile istinto di conservazione di beni essenziali come la salute e la dignità.
Inoltre, la pronuncia offre un importante monito sul ruolo del Pubblico Ministero nel sistema processuale, ribadendo che la sua funzione non è meramente repressiva, ma implica un dovere di completezza investigativa che si estende anche agli elementi favorevoli all’indagato. L’assoluzione per dubbio sulla scriminante diventa, in questa prospettiva, anche una conseguenza processuale della mancata attivazione dell’organo di accusa per chiarire tutti gli aspetti della vicenda, comprese le condizioni soggettive e oggettive che possono escludere la punibilità






